lunedì 30 luglio 2012

La gitarella al mare (e altre storie)

Ok, era un po' che non andavo al mare a Jesolo (che è il mare decente più vicino che ho (sottomarina non la conto, quel posto è orribile..., il lido è una rogna arrivarci, quindi meglio Jesolo.)

E qui scopro parecchie cose nuove su di me:

Primo: mi cade l'occhio molto spesso

..... sarà l'essermi accettato, sarà che non provo più sensi di colpa a guardare un bell'uomo (e poi al mare la gente non è che è tanto vestita... e certe cose lascian poco all'immaginazione)

Secondo: in spiaggia si vedono certi manzi da paura 

(specie a giocare a pallavolo o a calcio)

Terzo: mi sento bene col mio corpo per la prima volta da quando ho memoria 

(ok, non sarò un fisicone, ma con il costumino attillato non sfiguro poi tanto...)
Anzi, mi è pure capitato di vedere un tizio particolarmente allupante con gentile consorte e di stupirmi di essere di qualche centimetro più alto di lui... (e io che pensavo di essere un cesso perchè son basso... mah)








Ma sopratutto....

Quarto: è veramente difficile guardare tutti questi maschi quando a fianco hai il tuo ragazzo....

(che per inciso è abbastanza geloso e mi sgama istantaneamente appena mi giro a guardare qualcuno...nonchè essere pure lui nell'armadio...quindi certe scene non è che possiamo...)






PS: si, alla fine è successo anche a me: non sono più single.... :)
PPS: è anche il motivo se sto latitando il blog e commento un po' meno del solito
PPPS: si, mi sento come se si fosse appena risolto un problema...
PPPPS: ....e me ne fossero arrivati UN SACCO in più...
PPPPPS: ...ma sono felice come un idiota :) 







venerdì 27 luglio 2012

Oggi gnocchi: Jonas Sulzbach

Visto il tono dell'ultimo post direi di alleggerire il blog con un altra puntata della mia personalissima e particolarissima rubrica di cucina...









 Non mi capita quasi mai di "innamorarmi" di modelli patinati (mi sembrano irreali) mentre magari sbavo dietro al tizio che sta davanti a me alla cassa (specie se è: abbronzato, muscoloso, coi capelli corti e magari con le infradito)

Ma in tre casi (tutti brasiliani guarda caso...) beh...che devo dire...





Il bel tomo di questo post si chiama Jonas Sulzbach, mister brasile 2010.

E ne ha davvero ben donde!


Nome: Jonas SULZBACH
Età: 26 (nato il 7 Febbraio 1986)
Nazionalità: Brasiliano
Altezza: 189



Versione da "ragazzo di tutti i giorni"











Versione creativa



Versione giardiniera



Se il giardiniere fosse così vorrei un giardino anche io...





Versione top model





Versione sexy in b/n






Versione sexy a colori
















In versione: "con sorpresa"!



Perchè il bel tomo si è fatto pure filmare in cam... (Non ho capito bene se sia stata una paparazzata o l'abbia fatto per cercare notorietà... comunque il risultato è... beh)



  video


mammamia!


Ok, e la rubrica di cucina termina qui.
Alla prossima!




PS: sto mezzo in ferie e ho un sacco di lavori da fare in casa: quindi il blog rallenterà un pelo le pubblicazioni nel prossimo mese


martedì 24 luglio 2012

Il dolore più atroce

Ho già scritto che questo blog che sto tenendo serve a me in particolare.
Pian piano sto scrivendo tutto quello che mi è successo negli ultimi 35 anni (che sticazzi, non sono pochi, ma tranquilli, non ho intenzione di raccontare anche che in prima asilo una bambina mi ha morso.
...........
ops...



Penso però sia giunto il momento di parlare della cosa che mi ha più definito negli ultimi 25 anni. Il mio rapporto con il male oscuro, la depressione o come diavolo volete chiamarla.
Visto che si parlerà di cose molto brutte avviso prima: chi ha letto finora questo blog si sarà fatto un'idea del sottoscritto come di una persona piuttosto gioviale, dotata di un certo senso dell'umorismo. Quindi magari non è preparato a un post in cui si parla tra le altre cose di pazzia, di dolore, depressione e di suicidio.
Io ho avvisato, proseguite la lettura a vostro rischio e pericolo. Non sto scherzando
Nota: non ho intenzione di fare altri post sull'argomento: con questo voglio cercare di chiudere questa partita per sempre. Pertanto il post sarà esageratamente lungo.
Avviso anche a chi dovesse cercare esperienze del tipo "non pensavo di essere gay quindi mi deprimevo". Non è il mio caso.
Altra cosa: so benissimo che la mia storia non è la peggiore che si può trovare in giro. Per fortuna dico io, altrimenti forse sarebbe finita diversamente.Non la scrivo per cercare compassione o altro. Per me è stata la cosa peggiore mi potesse capitare.
Più che altro perchè è successa a me.

Comunque è finita bene. Almeno questo ve lo devo dire prima che iniziate a leggere.


















Sono sempre stato un bambino particolare. Un po' solitario. Molto intelligente, ma con enormi problemi a relazionare con gli altri bambini.
Certo, una madre maestra oppressiva e autoritaria e un padre che ti picchia a caso, semplicemente perchè ha le balle girate non è che aiutassero...(no, non mi ha mai fatto tanto male, quindi niente storie tragiche da telenovela. Almeno non mi ha mai fatto tanto male fisicamente. Psicologicamente è un altro paio di maniche...)
Diciamo che sono sempre vissuto in una famiglia problematica, in cui il contatto umano era scarso e la guerriglia psicologica era lo stato normale tra due episodi di forte incazzatura.

Diciamo anche che ero il classico nerd, occhialuto e bruttino. Emarginato dagli altri bambini, schifato dalle ragazzine (a meno che non servisse loro un aiuto per i compiti). Sono riuscito ad ottenere che mi chiamassero col mio nome alla fine della terza media, prima erano sempre nomignoli denigratori tipo "secion'" o simili...
Diciamo che mi rendevano molto facile il compito di fare l'emarginato.

Le prime avvisaglie le ho in seconda media.
Scoprire che c'è qualcosa dentro al mio petto che fa male, anche se non ce ne sarebbe motivo apparente mi sconvolge. Io: la razionalità fatta persona. Quello che passava a leggere metà dei suoi periodi di veglia nella (vana) speranza di stare fuori dai casini dei propri genitori. E che si ritrova a 11 anni a sapere cose che un bambino di quell'età non dovrebbe nemmeno vedere di striscio.


La prima vera crisi ce l'ho a 17 anni, in concomitanza con l'esaurimento nervoso e il fallimento dell'azienda di mio padre... dio che bella estate quella... ma diciamo che di motivi per essere depressi, nervosi o che ce n'erano. (che poi i miei divorziano l'anno dopo, fortunatamente)
Tuttavia mia madre mi porta da uno psichiatra. E inizia un calvario.

Negli anni mi hanno disgnosticato un po' di tutto: dalla sindrome depressiva acuta, all'autismo (l'unica su cui penso ci abbiano preso credo sia la depressione...)


A questo punto entra in scena un'altra bella storia: mi operano al viso per un difetto congenito.
E l'operazione va storta.
Passo sei mesi senza poter parlare se non a mugugni.
Diciamo che avere una faccia che sembra un'anguria a 18 anni non è che aiuti molto ad avere delle relazioni normali...
E gli straschichi li porto su di me ancora oggi.

Inizio a portarmi dentro un peso che è sempre più grande.
Qui mi pare doveroso spiegare meglio. E' come se si fosse creata una frattura tra quello che so e quello che sento, tra la mente e il cuore.
La mia mente sapeva benissimo che non c'era ragione di star male, il cuore aveva idee ben diverse.

E' dura andare avanti ogni giorno con una parte di te che ti punisce quando provi piacere.
E trova sempre un qualche motivo per dirti che fai schifo.
Perchè sei brutto.
Perchè vai male all'università.
Perchè sei timido.
Perchè non hai la ragazza.
Perchè sei un nerd.
Perchè non hai un soldo.
Perchè sei intelligente. (si, anche questo mi dicevo)
Perechè sei depresso (si, devi deprimerti perchè sei depresso...certe volte il nostro cervello funziona veramente a cazzo...)


Non so come faccio a laurearmi. Anzi, lo so: inizio ad andare in palestra (tuttora non so come sono riuscito a trovare i soldi)
Almeno per me fare attività fisica, correre, muovermi, mi alza il tono dell'umore.
Infatti recupero una laurea che stava andando un po' a puttane e finisco con un rush degno di un centometrista: 10 esami in un anno e 2 mesi (4 sessioni), tutti con voti sopra il 27. (per capirsi il mio corso di laurea ne aveva 28 di esami da fare in 5 anni)
E la mattina dopo del giorno della laurea mia madre mi butta giù dal letto con un "e allora quando è che la smetti di fare il mantenuto e ti trovi un lavoro?" (nota che mi sono pagato gli studi con le mie forze, i miei mi davano solo vitto e alloggio. Libri, tasse universitarie, vestiti, svaghi(quei pochi), spese di trasporto eran tutte a carico mio.)
Che dire: di mamma ce n'è una sola.
Per fortuna.

Inizio a lavorare dopo circa 15 giorni dalla laurea (forse erano altri tempi) e al terzo cv che mando.
E fin qui sembra tutto abbastanza nella norma: forse sono solo un po' sfigato, che diamine...
E invece pian pianino inizio ad accorgermi che qualcosa non va.



A iniziare nei rapporti con le persone.
I miei genitori mi hanno insegnato fin troppo bene come comportarsi a modo, come non dare fastidio al prossimo, come essere beneducati. Ma sul fatto che i rapporti umani siano fatti anche di altro...buio totale.

Mi rendo conto che vivere "aspettando Godot", rinunciando a tutto, divertimenti, amicizie ecc. nell'attesa di avere un lavoro, sistemarmi e potermi fare una vita ha un problema di fondo.
Il lavoro ce l'ho(brutto, ma ce l'ho), soldi iniziano ad arrivare, ma io sono sempre più insoddisfatto
(a posteriori posso dire che ero io che non mi piacevo)

L'ultima parabola discendente inizia con una "delusione amorosa". Non voglio entrare troppo nei dettagli che qui non interessano, ma una storia finita molto male mi mette prepotentemente di fronte al fatto che le ragazze non mi piacciono proprio. Ovvero al fatto che oltre a dovermi vedere come uno "sfigato incapace" o una "merda umana", sono single a 30 anni e pure frocio....
Non la prendo per niente bene.


In questi casi quando una parte della tua vita va male solitamente ti rivolgi alle altre per tenerti a galla.
Vediamo un po' cosa mi restava all'epoca.
- Famiglia: non ne parliamo. Il rapporto con una madre per cui la realtà ha l'obbligo di conformarsi a quello che crede lei, che posta di fronte a un figlio che sta male reagisce con: "non puoi sentirti sempre male" quando va bene e "sei uno stronzo e fai così per far del male a me" quando va male. Mio padre non vive più con noi da anni, ed è solo un bene.
- Religione: sono rimasto molto "scottato" da una serie di eventi di cui non parlerò, e la mia fede è andata anni prima. Quindi niente anche qui.
- Autostima: e qui si ride a crepapelle. Non ce l'ho mai avuta (grazie mamma!)
- Amicizie: perse quelle dell'adolescenza (più che altro reso conto che il gruppo di stronzi con cui uscivo era meglio perderlo che tenerlo) ne ho poche o nessuna.
- Sentimenti: già detto, sono pure finocchio... meglio negare tutto.
- Sesso: vedi sopra.
- Lavoro: ok, è orribile, ma ce l'ho e non mi pagano nemmeno così male. Se non fosse che inizia ad andare male l'azienda dove lavoro. Quindi via anche questo.
- Hobby: ok, questo mi salva (si fa per dire). In questi anni inizio a buttarmi pesantemente sui videogames. Ma è un tipo di divertimento che non dà soddisfazione alla lunga. Anzi, è di fatto un tentativo di evadere dalla realtà. Di non esistere.


Le cose iniziano ad andare male davvero.
Quei giorni del mese in cui sono così infelice che avrei voglia di morire iniziano ad essere 10, poi 20 e infine 30 (a parte a febbraio dove sono meno, grazie al cielo)
(si, è sarcasmo)

Preso tra scilla e cariddi (mia madre che mi stava facendo impazzire con il fatto di cercare uno psichiatra e la depressione che anche lei non è da meno) inizio una cura da una psicologa.
E iniziano le rogne.


A cominciare dagli psicofarmaci.
Ah, come non parlare degli psicofarmaci. Queste belle pilloline colorate della felicità. Quelle che nel bugiardino riportano quasi sempre tra gli effetti collaterali possibili: morte.
Sarebbe bello pensare che ormai la medicina può curare anche le patologie del cervello. Se non fosse che sul sottoscritto fanno esattamente l'effetto opposto. Del tipo metà della dose da bambino di tranquillante mi ha causato convulsioni. Un'anestesia totale per l'operazione al viso, quella andata male per capirsi, non ha fatto effetto ed ero perfettamente cosciente per quanto non potessi muovermi...(bella l'esperienza in cui senti una sega circolare che ti sta segando un osso...).
Nessun sonnifero ha mai, mai funzionato.
Ah, per inciso, soffro di insonnia da quando avevo 13 anni...

Mi convincono che gli effetti collaterali sono passeggeri.
E mi ritrovo con tre mesi di vita di cui ricordo solo che stavo davanti al monitor di un pc incapace di capire cosa volevano dire le cose che ci scrivevo (come e cosa abbia fatto a lavoro in quel periodo non lo so...)
La sensazione è orribile ve lo assicuro.


Alla fine decido che ne ho abbastanza, mando a fanculo il medico, smetto di prendere i farmaci e passo un ferragosto a casa a letto soffrendo come un cane la crisi di astinenza (o quel che è).
Uniche due note positive: alla fine sono tornato infelice ma almeno ho la mente lucida: so dove sono. La seconda è che giuro a me stesso che non prenderò più psicofarmaci. Piuttosto mi uccido.

Mi rendo anche conto che non sto affatto scherzando.


La cosa tuttavia migliora un po'. Forse spinto dal fatto che ho ritrovato un po' di lucidità mentale mi sembra che le cose si stiano aggiustando. (come possa illudermi di aver risolto un problema senza averlo nemmeno affrontato è un mistero)
Grosso errore infatti.

La mia situazione peggiora gradatamente tra i 31 e i 33 anni. Non ricordo un solo giorno in cui sono stato non dico contento, ma almeno non sono stato malissimo....
Smetto di vedere gli amici. Smetto di avere rapporti con i miei genitori(se non a monosillabi).
Mi butto anima e corpo nel lavoro (tengo ritmi di 12-16 ore al giorno). Il resto del tempo lo passo a casa a star male rannicchiato in un angolo o a giocare ai videogames.
A questo punto il mio corpo decide che non sto male abbastanza.
E inizia a farmi del male davvero.


Ho un'intera estate con episodi violentissimi di gastrite (al punto che spero di cuore di avere un tumore: almeno me lo tolgono). Per capire quanto male faccia diciamo che (tra le altre) ho passato una giornata dalle 6 del mattino a dopo mezzanotte in ospedale urlando, con il dolore che non passava nemmeno con antidolorifici in vena (l'ho detto: le sostanze psicotrope mi fanno effetti strani o non funzionano proprio). Immaginate un dolore allo stomaco dell'intensità di un osso che si rompe, ma che dura 18 ore ininterrotte.
Ecco.


Non so nemmeno quando decido di farla finita. Non è un attimo di risoluzione, è più la fine di un processo lunghissimo. Quando ti guardi allo specchio e ti dici lucidamente e consapevolmente che può solo peggiorare.

Inizio a fare i preparativi.

E qui mi piacerebbe raccontare una bella scena melodrammatica in cui qualcuno mi salva all'ultimo o in cui ho la folgorazione un attimo prima di compiere l'ultimo gesto.( o anche mi piacerebbe concludere il post con "e in realtà io sono morto, quello che scrive è il mio fantasma", ma meglio tenere la cosa sul serio e cercare di concludere...  :)
Ma questa è la vita, non è un film.


Non ho ancora deciso la data esatta, anche scrivere una lettera di addio mi causa una fatica terribile. Qualche tempo dopo (giorni, mesi, non so, ho il buio su quel che mi è successo in quel periodo) sono in bagno e mi guardo allo specchio (e mi faccio schifo, tanto per cambiare: sono ingrassato tantissimo, ho delle occhiaie da paura...)
Per un attimo mi attraversa la testa un pensiero. Penso a mio fratello (che mi adora e che io invidio tantissimo, non solo perchè fisicamente è tutto quello che io non sono, ma anche caratterialmente... ) e "sento" il dolore che gli causerei quando sarei morto. Dura pochissimo.
Mi ci aggrappo disperatamente.

Perchè alla fine quello che vuoi non è morire, è solo far cessare il dolore.


Due giorni dopo decido di chiedere aiuto di nuovo.
Ma questa volta decido che se c'è una parte di me di cui mi posso fidare è quella razionale. Sono un ingegnere dopotutto.
Inizio a passarmi in rassegna una serie di psichiatri, uno dopo l'altro, Questa volta non mettendomi in mano loro ciecamente, ma chiedendo garanzie, metodologie di cura e quan'taltro.


Odio dire che sta manica di stronzi, per una mezz'ora di colloquio in cui di fatto mi spiegano come mi curerebbero (ovvero mi fanno un preventivo) vogliono pure essere pagati profumatamente.
Alcuni di loro nemmeno si rendono conto che sono io a valutare loro, non viceversa (e non mi vedono più, o vengono mandati rispettosamente a cagare a fine colloquio)
Alla fine trovo una metodologia che mi sembra promettente.(1)
Sfodero due coglioni quadrati che non pensavo di avere.

E inizio a guarire me stesso.



Non entrerò troppo nel dettaglio su quali fossero i mei problemi. La maggior parte riguardava il rapporto con i miei genitori e cose successe all'età di 7 anni. Tutte cose che prese singolarmente potevano essere delle cazzate, ma tutte insieme formavano una ragnatela terribile a cui non riuscivo a sottrarmi.

Ok, spieghiamo un po', magari tornerò sull'argomento un'altra volta più approfonditamente perchè è interessante e riguarda come il cervello funziona.
Faccio un esempio semplice:  due "lezioni" di mia madre che avevo interiorizzato a tal punto che per quanto la mia mente logica non avesse alcun problema a capire che era assurdo starci male, la mia parte più profonda la pensava ben diversamente....
- uno: se non hai fatto abbastanza, lavorato abbastanza durante la giornata allora non hai il diritto di divertirti o di essere felice
- due: per quanto tu faccia non è MAI abbastanza...
Fate voi...

Il fatto di essere gay è stata solo una delle cose che mi creavano problemi, e nemmeno delle più grosse. (forse è quello il motivo per cui nel giro di 3 mesi da aver accettato il fatto sono pronto a fare coming out e la mia identità sessuale non mi crea più alcun problema (sebbene preferisca ancora l'armadio all'aria aperta)... mah)
 

Il resto fortunatamente è storia (o lo sta diventando)
Mi reiscrivo in palestra, inizio a correre regolarmente, mi dò una regolata col cibo.

Adesso è passato un anno.
I risultati sul piano fisico si vedono. (no, non scrivo più quanto sollevo di pesi, poi la gente pensa male. Ok, diciamo solo che ho perso 10 kg e alzo 50kg di più dell'anno prima)(si, mi dicono che si vede)(si, mi manda in brodo di giuggiole sta cosa...;)

Sul piano dell'umore anche
Trovo anche la forza per ammettere di essere gay in un blog, e per incontrare faccia a faccia anche un paio di persone che lo sanno.


Chiamiamola depressione, male di vivere, pare mentali, malattia del terzo millennio, o come preferisco io "infelicità fisiologica", poco importa.

Per me è una guerra.

Ogni giorno in cui sono felice, ogni ricordo che riesco a rendere bello per quanto una (ormai piccola) parte di me mi urli che dovrei stare male è un piccolo territorio che strappo alla malattia, una vittoria dopo l'altra. E nell'ultimo periodo ho smesso di contare le vittorie: ho perso il conto.
Essere felice per me non è una cosa che mi succede e basta. E' una scelta consapevole.
E sono tanto felice che a volte quando sono solo piango perchè non mi sembra vero di non stare più male.



Al punto che mi guardo allo specchio e non mi riconosco.


Anzi:una cosa c'è che posso dire gurdandomi allo specchio adesso (*) è che ho due palle quadrate.


Anzi, cubiche.


E ne sono fiero.








Se c'è una cosa che ho capito da tutto questo è che per quanto la vita si accanisca su di noi, non c'è dolore più atroce di quello che noi causiamo a noi stessi. Ma non è obbligatorio farsi del male per sempre.








PS: chiunque abbia letto fin qui ha la mia più sincera ammirazione.
PPS: se volete ed abitiamo vicino posso anche offrirvi un gelato per rimediare a questa brutta mezz'ora che vi ho fatto passare. (ok, avevo avvisato prima, ma tant'è)
PPPS: questo dovrebbe chiudere una parte della mia vita che in realtà è finita già un anno fa. Non dico di essere diventato di colpo un santo, ho anche io i miei momenti giù. Ma sono normali. Non sono la norma.
PPPPS: non ci saranno altri post sull'argomento. La malattia è una parte di me che è passata, non voglio negarla, ma nemmeno esibirla. Ho sentito il bisogno di parlarne adesso, per chiudere una fase della mia vita. 
PPPPPS: ci sono ancora cose che mi creano problemi: ad esempio accettare il mio aspetto o relazionare con il prossimo, ma ci sto lavorando :)

(*):oltre a che ho un bel paio di pettorali... :)

(1) Il metodo di cura che ho seguito è una tecnica chiamata EMDR che viene usata sopratutto per la cura dei traumi psicologici. Ha secondo me il pregio di approcciare il problema da un punto di vista fisiologico più che del solito "parliamo di aria fritta" o "prendi questa pillolina" che si trova in giro.